Omologazione vs approvazione: non sono sinonimi

Sui verbali per eccesso di velocità quasi sempre compare una frase che «certifica» l'apparecchio usato. Il problema è che le parole contano: «omologato» e «approvato» descrivono due procedimenti diversi, e la Corte di Cassazione ha stabilito che non sono equivalenti ai fini della validità della sanzione.

Cos'è l'omologazione

L'omologazione è il procedimento tecnico più rigoroso: il modello di apparecchio viene esaminato a livello ministeriale con verifiche specifiche, standardizzate dalla normativa, sul funzionamento e sulla precisione dello strumento. È la dicitura che, secondo la giurisprudenza di legittimità, rende l'accertamento pienamente utilizzabile come prova.

Cos'è l'approvazione

L'approvazione è un atto amministrativo più leggero — spesso un decreto prefettizio — con cui un singolo apparecchio o una serie viene autorizzata all'uso, senza che le sue caratteristiche siano interamente standardizzate dalla norma. Per anni molti enti hanno trattato le due cose come equivalenti; la Cassazione ha detto che, da sole, non lo sono. Molti apparecchi in servizio in Italia risultano soltanto approvati.

Cosa ha deciso la Cassazione

Con l'ordinanza n. 10505/2024 (depositata il 18 aprile 2024) la Cassazione ha escluso l'equivalenza legale tra approvazione e omologazione prevista dall'art. 142, comma 6, del Codice della Strada: l'omologazione riguarda modelli con caratteristiche predeterminate dalla norma ed è ciò che abilita lo strumento come fonte di prova legale, mentre la sola approvazione non basta a legittimarne l'uso probatorio. L'orientamento non è isolato: è stato ribadito dall'ordinanza n. 13852/2026 (8 aprile 2026), che lo definisce un requisito «imprescindibile».

Il contrasto con il Ministero

Il quadro non è del tutto pacifico. Su richiesta del Ministero dell'Interno, l'Avvocatura Generale dello Stato ha espresso un parere (18 dicembre 2024) secondo cui omologazione e approvazione sarebbero sostanzialmente equivalenti, differendo solo per aspetti formali. La Cassazione ha comunque proseguito sulla propria linea, osservando che una circolare amministrativa non può derogare alla legge primaria. Per questo il tema resta oggetto di contenzioso reale: non è un vizio automatico, è un argomento da far valutare caso per caso.

Cosa controllare nel verbale

Cerca il passaggio che descrive lo strumento di rilevazione: modello, numero di matricola e decreto di riferimento. È lì che si vede se l'ente parla di omologazione o di approvazione, e se il decreto citato riguarda proprio quell'apparecchio. Se il testo è vago o non cita alcun decreto di omologazione, è un elemento in più da far verificare.

Come farlo valere nel ricorso

Non basta scrivere «l'autovelox non è omologato»: conviene citare l'ordinanza di riferimento, indicare modello e matricola risultanti dal verbale e — se non sono chiari — chiedere accesso agli atti per il decreto specifico dell'apparecchio. Questo tipo di vizio tecnico si fa valere soprattutto in un vero contraddittorio, quindi pesa la scelta della sede: vedi ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace per tempi, costi e differenze.

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Fonti: Cassazione, ordinanza n. 10505/2024 del 18/04/2024 (rif. Studio Cataldi) · Cassazione, ordinanza n. 13852/2026 dell'8/04/2026 (rif. Ethica Societas) · art. 142 Codice della Strada (rif. Brocardi).